Mi spiace, anche oggi non si seppellisce nessuno.

Ora ti spiego perché oggi non posso aiutarti.
Vedi, queste persone hanno tirato fuori il meglio di me.
E non solo di me. Ma anche di tutti gli amici del bar.
Pensa un po’.
Pippo una mattina che si presenta davanti al Comune con un somaro!
L’ha portato fino all’ingresso, l’ha legato al cancello, gli ha messo un po’ di fieno davanti alla bocca per farlo stare tranquillo e poi s’è messo a strillare: “Taglia taglia c’è un sindaco che raglia! Taglia taglia c’è un sindaco che raglia!”.
Ed è rimasto lì tutta la sera e il giorno dopo. E la sera dopo il giorno dopo!
Voglio dire: Pippo il massimo della protesta che aveva prodotto in tutta la sua vita era stato quando Andrea, così di punto in bianco, aveva deciso di soprassedere all’acquisto di Tuttosport per il bar.
La Gazzetta era più che sufficiente, secondo Andrea.
Per Pippo era un’evidente discriminazione nei confronti della sua fede juventina e questo non lo poteva tollerare. Ma la sua protesta s’era limitata a un poderoso: “E che minchia mi significa, Andrè”.
Invece adesso è lì che lega petardi al somaro.
Li accenderà, povera bestia, per farla correre in tutto il paese. “Si sveglieranno prima o poi questi morti”.
Anche Andrea ha messo su la sua forma di protesta.
Dà il caffè gratis a tutti quelli che, entrando nel bar, esclamano a voce alta: il sindaco è un grandissimo cornuto!
Un successo straordinario che gli ha riempito il locale.
Ci perde un po’ di caffè, ma ha guadagnato l’ira di Dio in brioche.
E anzi ora sta pensando a nuove clamorose promozioni.
Tipo, dato che è un ateo impenitente, sta pensando di fare uno sconto sulla rosticceria se urli che Dio non esiste.
Franca, sua moglie, ha deciso che non gliela dà per un paio di mesi.
“Ma perché? Che protesta è? Io che c’entro?”
“Prima di tutto sei maschio e paghi in quanto categoria. E poi così mantieni alto il livello di incazzatura e non molli”.
Non sono mai stati così uniti come coppia. Decisi ad andare avanti, fino in fondo.
Il fratello di Franca, Antonio, cliente e scroccone storico del bar, s’è unito alla protesta smettendo di lavarsi.
Non si lava da un mese e passa, emana una puzza intollerabile, ma siccome è il miglior tecnico di televisori e antenne paraboliche e siccome tutti in paese hanno la parabolica e siccome nel paese c’è sempre vento perché sta su un cucuzzolo, devono chiamarlo tutti per vedere le minchiate della TV, come una droga, peggio di una droga.
E lui ci va che puzza da vomitare e tutti gli dicono lavati! Ma lui non si lava e dice: mi laverò solo quando il sole avrà seccato quel grandissimo pezzo di sterco del sindaco!
E non c’è verso.
Insomma il bar è diventato una specie di centro sociale, un focolaio di rivolta, una cosa tinta.
Tanto che persino il maresciallo la settimana scorsa è entrato per fare due chiacchiere e dire che ora basta, era ora di darsi un po’ una regolata.
Ma sul più bello del discorso è arrivata la figlia del maresciallo che non sapeva che il papà maresciallo era nel bar. È entrata bella tranquilla e felice e con tono scherzoso ha detto ad alta voce: w le corna del sindaco, un caffè!
Il maresciallo è diventato prima bianco e poi rosso.
Ma Andrea le ha fatto subito il caffè, glielo ha fatto eccome alla figlia. E manco s’è fatto pagare. Il maresciallo è andato via che gli giravano furiosamente. Però secondo me l’ha capito che la figlia sotto sotto c’ha i coglioni quadrati.
E poi abbiamo tutti ragione.
Perché se tu avesti visto quel che abbiamo visto noi, anche tu avresti detto: eh no! Ora basta!
È successo che noi quella mattina eravamo al bar come al solito. Per il caffè delle undici. E le ruspe facevano un casino perché stavano tagliando i tigli. Per il parcheggio del centro commerciale.
A quel punto è passata la 4° A con le maestre. Stavano andando dalla palestra al plesso scolastico. I bambini hanno tirato fuori dei cartelli e c’era scritto Fermate le ruspe, Salvate la vita degli alberi, Più verde per noi bambini, Sì tigli no tagli.
E i bambini e le maestre si sono messi davanti ai tigli per non farli tagliare.
Il sindaco, seduto nel suo studio dall’altra parte della piazza, ha sentito tutto questo baccano. Cioè: ha sentito che il baccano delle ruspe non c’era più e però sentiva dei bambini cantare. Allora questa cosa deve averlo seccato, perché è sceso giù ed è andato dritto filato dalle maestre.
“E che succede qui, e non si può, e però così allora ognuno fa quel che vuole…”.
Insomma un battibecco con le maestre e noi a guardare.
I bambini erano lì che cercavano di dire al sindaco che volevano bene agli alberi.
Allora il sindaco dice: a me non importa di quel che dite perché non capite ancora.
Federico, il figlio del messo comunale e della maestra della 5 A, scesa anche lei a dar man forte alle colleghe, allora ha detto, ma del tutto ingenuamente come farebbe un bambino, anzi come fa un bambino: e a noi non ci importa un cavolo di quello che dici tu.
Allora il sindaco ha detto: che bell’educazione che ti danno i tuoi genitori. Si devono vergognare. Come genitori fanno schifo.
E Federico stava per piangere.
E la sua mamma, che era lì, ha pensato:
Ma come? Una si sveglia la mattina e fa la colazione a tutti: e vestili e lavali e vai a scuola e insegna per due euro e torna a casa a cucinare, lavare, correggere i compiti e mi devo vergognare? E faccio schifo?
Questo ha pensato la mamma di Federico in meno di un secondo. E siccome le veniva da piangere anche a lei e siccome aveva un bicchiere di succo di frutta in mano, glielo ha tirato in faccia al sindaco.
E il bel vestito del sindaco s’è macchiato tanto che lui ha esclamato: stronza!
Michele, il messo comunale, papà di Federico e marito della maestra, ha mollato la pizzetta che stava mangiando al tavolino è andato dal sindaco e gli ha dato una sberla, ma una sberla… una sberla che nessuno gli aveva mai dato prima e che si meritava da almeno 50 anni!
I guardaspalle del sindaco sono saltati addosso a Michele, ovviamente.
L’hanno picchiato, trascinato per terra davanti a figlio e moglie, portato in caserma, denunciato e sospeso dal lavoro.
Dico meglio: un sindaco l’ha denunciato e sospeso dal lavoro, un pretore lo ha indagato, un vigilantes l’ha picchiato, un carabiniere l’ha interrogato, un prete lo ha redarguito e minacciato, un paese intero ha detto e a me che me ne fotte?
Ecco perché ti dico che queste persone, il sindaco il carabiniere il gorilla il prete il paese e anche tu, ci avete fatto migliori a noi del bar.
Perché noi non la smettiamo con la nostra protesta finché non lasciano in pace Michele e giacché ci siamo anche i tigli.
E siccome il sindaco insiste, non molliamo finché non se ne va lui e tutta la cricca sua. Ci siamo stufati. Ognuno qua fa la sua protesta. A modo suo.
Io faccio il becchino.
E finché non se ne va il sindaco, nonno al cimitero te lo seppellisci da solo, mi spiace.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: