Tu italiano traditore, fucilato alla schiena da una manovra

I popoli non contano più niente.
E questa non è una novità.
Già i ladri di apparato stanno prendendo le misure per affidare il governo lacrime e sangue a un bancario, come in Grecia.
Un governo probabilmente Monti sostenuto da tutti, tranne che da Berlusconi, che potra così leccarsi le ferite e prepararsi allo scontro finale, quando le misure emergenziali saranno state varate lacrime e sangue urbis et orbis e il demente potrà fare la parte del santo.
Ma a noi piacciono tanto i santi.
Siamo un popolo di santi: Berlusconi, D’Alema, Casini, Pannella, Papa.
Un popolo di navigatori: tutti quei cervelli, che poi se non lo sapeste sono anche cari amici, che oggi non abitano più qui: e io spesso ne sento la mancanza: Rudy, Fabio e tanti altri, ciao come state?
Soprattutto siamo un popolo di traditori.
Già ai tempi del Risorgimento: quando gli imprenditori del sud rapinarono le ricchezze dei popoli del nord.
E come scordare  la classe dirigente italiana che pregava in ginocchio il popolo di non immischiarsi nelle vicende della prima guerra mondiale?
E quando, sempre il popolo, tradì a Caporetto, vogliamo dimenticare le fuciliazioni di massa di generali e colonelli?
Il popolo tradì quando rubò la Fiat ai suoi legittimi proprietari e inventori, per consegnarla alla famiglia più popolare dell’epoca: gli Agnelli.
I quali poi tradirono la classe dirigente finanziando il regime popolare di Benito Mussolini.
A proposito.
Che smacco per i nostri re, parlamentari, alti gradi dell’esercito quando il popolo festante diede via libera alle camice nere in marcia su Roma.
Li tradimmo anche allora.
E li tradimmo in Etiopia, quando restammo sordi alle loro invocazioni umanitarie: “non si usa il gas sulla povera gente!”
E poi in Albania, in Grecia, in Russia.
In Russia! Un tradimento bello e buono.
Mandammo i nostri generali, i nostri bravi ufficiali, mandammo il fior fiore della classe dirigente italiana a combattere in brache di tela.
E li abbandonammo al loro destino, a morir di freddo.
E l’8 settembre?
Quando il popolo scappò da Roma lasciando il re a vedersela con tutto l’esercito germanico incazzato come un pitone?
Ma poi per fortuna seppero riscattarsi sulle montagne, scarpe rotte andarono a riscattar l’onor d’Italia.
E mentre combattevano lassù, i nostri dirigenti, i nostri imprenditori, i nostri condottieri, il popolo già tramava nell’ombra, a valle.
Già distribuiva posti, salvava carriere, ripuliva poltrone, nascondeva complicità e colpevolezze.
E dopo?
Dopo il popolo tradì a Portella della Ginestra.
A piazza Fontana.
A Bologna.
Sparò il razzo addosso a quel povero aereo da Bologna a Palermo.
Coprì gli assassini della Uno bianca.
Lasciò andare i maledetti assassini del Cermis.
Costruì dighe in luoghi assurdi.
Piazzò le bombe a Capaci e in via D’Amelio.

Ma adesso è giunta la tua ora, popolo infame e traditore.
La Giustizia Bancaria ti ha raggiunto e catturato.
E si prepara a fucilarti alla schiena come meriti con una manovra tutta per te.
A comandare il plotone, il Presidente in persona, quale onore.
Vuoi una sigaretta?
L’ultimo desiderio?
Puntat. Mirat. Votat.

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